Siamo tornati: ecco per voi òa seconda puntata del nostro manuale semiserio di autodifesa emotiva. Se ti sei perso la prima parte, ti conviene recuperarla prima di proseguire: Sopravvivere alla suocera (prima e dopo il divorzio).
In breve, cosa abbiamo visto nella Parte 1:
- Perché la suocera conta: dinamiche familiari, triangolazioni e confini labili che trasformano ogni consiglio in “regola non richiesta”.
- Suocera vs suocero: lui spesso resta sullo sfondo, lei (a volte) entra in regia. Non per cattiveria: per identità, abitudini e ruoli appresi.
- Effetti sulla coppia: quando l’“aiuto” diventa controllo e quando, invece, una nonna può essere davvero una risorsa.
- Figli al centro (non in mezzo): come proteggerli dalla lealtà divisa e dal passaparola emotivo.
- Red flags da riconoscere: giudizi costanti, invadenza nelle scelte, parentificazione dei bambini.
- Primi strumenti pratici: confini chiari, comunicazione adulta, meno benzina al fuoco delle provocazioni.
Se hai già letto tutto, ottimo: qui nella Parte 2 scendiamo sul pratico—ruoli, confini, script pronti all’uso e tregue possibili—per evitare che ogni pranzo diventi una guerra fredda e per far funzionare (davvero) la nuova normalità.
La madre che vive attraverso la figlia (e non lo sa… o fa finta)
Non tutte le suocere sono cattive.
Alcune sono tristi, altre sole, altre ancora semplicemente in cerca di uno scopo dopo aver chiuso – o visto svanire – l’unico ruolo identitario che avevano: quello di moglie e madre.
Ma cosa succede quando quel vuoto esistenziale viene riempito dalla vita della figlia adulta?
Succede che la madre non riesce più a stare “al margine”, e comincia a vivere la nuova famiglia della figlia come un’estensione della propria. Senza chiedere permesso. E quasi sempre con ottime intenzioni (che, come sappiamo, lastricano una certa strada…).
Questo fenomeno è noto in psicologia familiare come “parentificazione inversa” o “infiltrazione identitaria”: la madre non sostiene la figlia nel creare la propria indipendenza, ma si insinua nelle sue scelte quotidiane, diventando un co-pilota perenne. Invisibile, ma attivo.
🔹 Quando la coppia è una nuova occasione… per lei
La madre si intromette nelle vacanze della figlia, nei compleanni dei nipoti, nelle scelte educative.
Non lo fa per invadere: lo fa per sentirsi di nuovo al centro della scena. Per ritrovare uno scopo.
Magari il marito non le parla più da anni, magari è vedova o semplicemente abituata ad avere il controllo. Così, quando la figlia forma una nuova famiglia, lei non vede un distacco. Vede un’estensione. Una nuova possibilità. Un sequel.
🔹 Perché il partner si sente tagliato fuori (e ha ragione)
In queste situazioni, il partner della figlia/o si ritrova in una posizione difficile da definire.
Non è nemico, ma nemmeno protagonista. È un ospite tollerato nel mondo affettivo preesistente tra madre e figlia, dove ogni variazione deve passare dal comitato centrale.
Ogni decisione della coppia rischia di essere riveduta, corretta o “moralmente filtrata” dalla madre.
E ogni critica o tentativo di mettere dei paletti viene percepito come un attacco personale: “Ce l’hai con mia madre”, “È solo un consiglio”, “Sei tu che sei troppo permaloso/a.”
Ma il punto è che non si tratta più di due adulti che costruiscono insieme una famiglia, bensì di una figlia/o che si muove sotto sguardo e approvazione della madre, e di un uomo/donna che spesso ha la sola colpa di accorgersene.
“Le madri possono essere una risorsa preziosa. Ma quando diventano il comitato etico della relazione… c’è qualcosa che non funziona.”
La suocera dopo il divorzio: sei ex di tua moglie, ma non dei tuoi figli
C’è un equivoco diffuso – e comprensibile – tra i padri separati:
pensano che con il divorzio scompaia anche la suocera.
Non è così.
Se ci sono figli, la suocera non svanisce come la colomba del mago al momento della firma.
Anzi: può diventare più presente di prima. Perché è ancora la nonna, perché magari vive vicino, perché ha più tempo (e spesso più voce) della ex moglie. E perché il suo ruolo non è più mediato dal patto di coppia, ma regolato solo dalla sua percezione di “cosa è giusto fare per i nipoti”.
Questo è un territorio scivoloso. E lo è per entrambi i genitori.
🔹 Il rischio: l’alleanza trasversale
Dopo la separazione, soprattutto nei casi conflittuali, può nascere un’alleanza tra ex moglie e madre (la suocera) che si struttura come un vero e proprio fronte comune.
Non sempre dichiarato. A volte perfino non intenzionale.
Ma molto spesso, chi riceve i figli nei “giorni con papà” si ritrova a fare i conti anche con commenti, interpretazioni, regole o racconti “ristrutturati” da parte della nonna materna.
“Quando i bambini raccontano ‘la mamma ha detto che la nonna ha detto che tu…’, capisci che non sei in un weekend in famiglia: sei in una catena di montaggio comunicativa.”
🔹 Ma può anche diventare un’alleata
In alcuni casi, sorprendentemente, proprio la suocera può diventare una figura di equilibrio.
Soprattutto se il rapporto con lei era buono, sincero, adulto. Alcune nonne scelgono di restare neutrali, altre prendono atto che il rapporto con il padre dei nipoti è importante quanto quello con la madre, e si pongono in un’ottica di continuità e stabilità.
Attenzione: questo non succede per magia. Succede quando:
- I confini sono chiari, ma non aggressivi;
- La comunicazione è rispettosa, ma non manipolativa;
- L’obiettivo condiviso è il benessere dei bambini, non il risarcimento emotivo per la figlia.
Se invece i confini non sono stati ridefiniti, la suocera può diventare un fattore destabilizzante: giudica le scelte educative, impone la sua presenza, o addirittura pretende di avere voce in capitolo nelle nuove dinamiche familiari.
Una delle zone di conflitto più ricorrenti sono le grandi tavolate delle feste comandate.
Ci sono le suocere che vogliono fare tutto loro sia che abbiano invitato loro sia che siano ospiti a casa vostra – non per generosità, ma per ribadire il controllo, per sancire la propria superiorità su ogni pentola, piatto e portata.
E poi ci sono quelle opposte: le suocere che arrivano, si siedono e basta, con l’aria di chi aspetta l’antipasto stellato, e non ti tengono nemmeno compagnia nelle ultime fasi della preparazione ignorando il fatto che tu hai passato 48 ore a spadellare per dieci persone.
In entrambi i casi, il messaggio è lo stesso: il potere non si cede. O si esercita, o si ignora. Ma in nessun caso si condivide davvero.
🔹 Serve una regola d’oro? Sì: la comunicazione adulta
Dopo un divorzio, nessuno è tenuto a mantenere rapporti con l’ex suocera.
Ma se ci sono figli, è utile mantenere un canale, anche minimo, di comunicazione non ostile.
Non per lei. Per i bambini.
Se la ex suocera:
- esagera nel giudicare,
- si intromette nella gestione del tempo con i figli,
- fa passare messaggi denigratori,
allora è giusto segnare un confine chiaro. Con gentilezza ferma. E, se serve, anche con l’intervento dell’ex partner (quando collaborativo).
Ma se invece mostra rispetto, misura, disponibilità ad ascoltare, può diventare una risorsa.
“Dopo il divorzio, la suocera è come un coltello: può servire a tagliare il pane o a ferirti. Dipende da come viene usato. E da chi lo tiene in mano.”
Due donne, un solo ruolo: perché la relazione nuora-suocera è così difficile
In fondo, molte delle tensioni tra suocera e nuora non nascono da un cattivo carattere o da gelosie superficiali.
Nascono dal fatto che, nel teatro della famiglia, spesso si contendono lo stesso palcoscenico.
🔹 La sfida implicita: chi è “la donna più importante”?
Quando un figlio si innamora, convive, si sposa o fa figli, la madre perde una centralità simbolica che, in alcune dinamiche familiari, era totalizzante.
E chi prende il suo posto non è “una nuova alleata”, ma – inconsciamente – una rivale emotiva.
La nuora entra in scena portando una nuova visione su tutto:
- Come si educano i figli;
- Cosa è giusto o sbagliato;
- Come si organizza una casa, una vacanza, una tradizione.
E per la suocera, questa presenza può essere letta come una correzione di rotta, una sostituzione del suo ruolo, o peggio ancora, un giudizio implicito sul suo operato passato.
🔹 La simmetria impossibile
C’è un punto cruciale che molte famiglie non nominano mai:
la suocera e la nuora condividono lo stesso oggetto d’amore.
Non in senso sessuale o romantico, ovviamente, ma affettivo, identitario, relazionale.
Entrambe vogliono:
- essere ascoltate,
- essere al centro delle attenzioni,
- essere riconosciute come figura di riferimento da lui (marito o figlio che sia).
E in un mondo in cui lo spazio emotivo sembra limitato, il rischio di competizione è costante.
A peggiorare la situazione, c’è il fatto che entrambe spesso agiscono in buona fede.
La suocera “vuole solo aiutare”. La nuora “vuole solo fare a modo suo”.
E nessuna delle due riesce a vedere che quello che l’altra percepisce come intrusione, per lei è solo amore mal distribuito.
🔹 L’unico antidoto: la definizione dei ruoli
In tutte le relazioni suocera-nuora che funzionano, c’è una costante:
ognuna ha trovato il proprio posto, senza invadere quello dell’altra.
Il problema è che questo equilibrio:
- non si crea da solo,
- non si impone con la forza,
- non si mantiene senza manutenzione.
Serve:
- un partner (figlio/marito) capace di mediare senza mediazioni passive;
- una madre che non confonde amore con possesso;
- e una nuora che non interpreta ogni gesto come minaccia, ma neppure si lascia invadere per quieto vivere.
Se ti interessa approfondire il tema delle dinamiche familiare (e delle possibile triangolazioni) potete approfondire le ricerche di Murray Bowen, pioniere della terapia familiare. Qui trovate un articolo che ne fornisce una breve panoramica.
Cosa ci portiamo a casa: riflessioni (e qualche consiglio pratico)
Abbiamo riso (talvolta in modo amaro), abbiamo analizzato , abbiamo riconosciuto dinamiche familiari che sembrano uscite da una serie TV… e ora?
Ora proviamo a tirare le somme. Senza pretendere di avere soluzioni universali, ma offrendo qualche riflessione utile per chi una suocera ce l’ha, l’ha avuta, o teme di diventarlo un giorno.
Ecco una mini guida per sopravvivere (e magari convivere) con serenità:
📌 1. Non puoi cambiarla. Ma puoi cambiare i confini.
Aspettarti che “prima o poi capisca” è frustrante e illusorio.
Puoi invece decidere cosa condividere, cosa no, quando dire basta. Con rispetto. Ma con fermezza.
A proposito di saper gestire i confini personali, hai già letto il nostro articolo Confini personali post-divorzio: guida pratica per chi ha detto troppi “si” nelle relazioni ?
📌 2. Non sei obbligato ad amarla. Solo a gestirla.
Il mito della famiglia allargata felice è appunto un mito.
Una relazione funzionale può anche basarsi su educazione, distanza e buon senso. L’affetto viene dopo. O non viene, ed è ok così.
📌 3. Il problema non è la suocera, ma chi le dà troppo spazio.
Uomini che non sanno dire no. Donne che chiedono sempre conferme alla mamma.
Se la coppia ha confini sfumati, la suocera entra. Non con la forza, ma per vuoto di potere.
📌 4. Dopo il divorzio, decidere se è un ponte o un muro.
Se ci sono figli, la ex suocera non sparisce.
Può essere un supporto prezioso o un problema in più. Dipende da come (e se) comunicate.
E da quanto riuscite a separare il ruolo di “nonna” da quello di “guardiana della narrazione familiare”.
📌 5. Se ti senti in una relazione a tre, forse è il momento di parlare.
Con tua moglie. Con tuo marito. Con te stesso.
Il silenzio non protegge la pace. La protegge il coraggio di definire i ruoli.
Ecco la verità che nessuno ti dice: il divorzio non ti libera solo da un matrimonio che non funzionava. Ti può liberare o almeno alleggerire anche da certi parenti acquisiti che non avevi scelto tu.
E no, non è cattiveria. È sopravvivenza emotiva.
Perché la vita è troppo breve per passarla a spiegare a qualcuno perché le tue scelte non sono sbagliate solo perché sono diverse dalle sue.
P.S: Per un ulteriore approfondimento su ruolo della suocera nei rapporti delle coppie, consiglio gli studi della psicologa inglese Terry Apter.